giochiamo?
post pubblicato in
Diario, il 13 gennaio 2009
Ultimamente ho avuto molto tempo per me, obbligatoriamente visto che sono ferma a casa per malattia. Ricordo quando ho letto il referto medico "assoluto riposo"...ah, e adesso che faccio? Penso di non aver avuto giornate così dalle vacanze estive nei periodi della scuola. I primi giorni televisione, poi libri e giornali, di solito ero troppo stanca la sera per leggere nonostante lo adori. Nel giro di una settimana mi sono resa conto che ricominciavo a pensare a me, la mia casa, il telegiornale, guardavo fuori dalla finestra. Ho riassaporato l'ebrezza del riposino pomeridiano.Oggi pomeriggio ero stesa sul letto, dalla finestra entrava la luce chiara del sole invernale e intravedevo i miei bonsai, alle cuffie Giovanni Allevi e mi sono resa conto che da quando lavoro non faccio più cose che mi divertono, ma perchè farmi logorare la mente? Ho deciso che ricomincio a giocare!
inizio da un mandala
post pubblicato in
Diario, il 4 gennaio 2009
I mandala sono dei disegni molto complessi eseguiti dai buddisti con sabbie colorate le quali terminate devono essere memorizzate e subito dopo distrutte. E' una metafora della vita, il divino deve essere dentro di noi, insegna l'instabilità delle cose terrene e che da ogni distruzione c'è una rinascita. Noi, gretti occidentali, diremmo "...se vuoi puoi iniziare a scavare..." ma in effetti al realtà è che dobbiamo arrivae con il muso nel fango per alzare la testa.Le sconfitte sono insegnamenti se precedono ripartenze. Così riparto....benvenuti nel mio "nuovo" blog.
post pubblicato in
Diario, il 28 gennaio 2007
Cambiare casa, residenza, lavori, conoscenze non rappresenta solo un insieme di opportunità eccitanti, come tanti venti ti modellano l’ego e la vita e tutto ciò non può non rispecchiarsi anche esteriormente. L’apertura del blog è avvenuta con l’inizio della mia burrascosa convivenza con i veneti, non me ne vogliano ma non sono stati affatto ospitali, tanto da cambiare il mio modo di essere e rapportarmi agli altri. Nei quasi tre mesi in Lombardia ho riscoperto la voglia di parlare con la gente, essere spontanea e curiosa di conoscere ciò che mi circonda e per questo devo sicuramente ringraziare i “lumbard” da decenni abituati ad ospitare ed accettare vagonate di novità. Così “In alto a sinistra” benché parte di me non mi rappresenta più come una volta. Certo ci sono affezionata, la cartolina del signore con il bambino in bici è appesa nella cucina della mia nuova casa ma penso sia arrivato il tempo di cambiare, è arrivato il mio vento del nord….per chi ha visto “Chocolat” il senso è chiaro. Non è un addio. Intimamente mi piace credere che sia possibile rinascere sotto altre forme e credo che le anime affini si possano riconoscere nei vari viaggi…. Bon voyage!
In alto a sinistra
........
post pubblicato in
Diario, il 24 gennaio 2007
...............................
Ci sto pensando ma.....................
post pubblicato in
Diario, il 24 dicembre 2006
Ho molto meno tempo di prima ma agli auguri di Natale non posso mancare….
Buon Natale a tutti
A chi ci crede e a chi no, un abbraccio
In alto a sinistra
ma che fine ho fatto!
post pubblicato in
Diario, il 24 novembre 2006
Dare una piccola spiegazione delle mie prolungate assenze penso sia gentile nel rispetto di quelle persone che anche non conoscendomi mi chiedono che fine abbia fatto. Il mio interesse per i “cannocchi” è uguale ma la mia vita è radicalmente cambiata, ho cambiato regione, casa, conviventi…nuovo lavoro, ovviamente più che stagionale, e nuova vita che francamente mi prende così tanto da non avere il tempo di leggere le mail se non nel giorno libero. Per chi fosse della zona lavoro a Milano e adoro questa città.
Sabato mattina ero sul Naviglio verso le otto di mattina mentre mi dirigevo a lavoro, la città era silenziosa e calma, mai vista così, tutti addormentati dopo una settimana di clacson e fast food, la nebbia ovattava tutto anche me e i miei pensieri. La strada era illuminata dalle lucine di Natale bianche e l’anticipo sull’orario di lavoro mi permetteva una passeggiata fra le strade bagnate dalla prima pioggia mattutina. Come se tutto ciò non fosse già perfetto vengo attirata dall’odore del pane appena sfornato di una bottega lì vicino, nel bianco della nebbia la luce dorata del panificio è l’unico segno di vita di una città incantata da una quiete a me estranea. Credo che sia stato uno di quei momenti in cui tutto era perfetto così, felice di tutto ciò che avevo fatto per arrivare a questo momento e carica per ciò che vorrà riservarmi il destino, ammesso che esista…
gradita bellissima presenza
post pubblicato in
Diario, il 1 novembre 2006
In un mondo esigente in cui si chiede sempre maggiori specializzazioni e specificità nel settore le richieste sono sempre più particolari e direi divertenti, ad esempio dove prima bastava saper utilizzare il computer e buone conoscienze di inglese si è aggiunto una personalità spigliata e socievole dall’aspetto curato a cui si è richiesto subito dopo una bella presenza fino ad oggi “bellissima presenza”. Ci spremono sempre di più, belli, intelligenti, determinati, competitivi e sottopagati, il sogno di ogni impresa. Il passo successivo? Compatibli con le maggiori classi dirigenti per espianto di organi , intanto diamo il culo.
post pubblicato in
Diario, il 12 ottobre 2006
Ci sono delle volte che mi domando quando sia il caso di far finta di essere qualcun altro.
In famiglia, nel lavoro, con la gente. Far finta di avere atteggiamenti non propri, cercare di imbonirsi le simpatie altrui.
Ma non sarebbe meglio cercare di farsi accettare per ciò che si è? A quanto pare non può essere così perché in realtà quando ti dicono “Ma perché ti comporti così?” ti dicono “ma perché non ti comporti come piace a me?” e allora che si fa, si parla chiaro o ci si mette la maschera che agli altri piace vedere? Ma facendo questo si arriva a un logico compromesso oppure si rinuncia ad una parte di se, una occasione di imporre se stessi ed essere felici?
Forse sono solo troppo egocentrica.
*C.N.F.
post pubblicato in
Diario, il 4 ottobre 2006
Allora, facciamoci due conti.
In Italia i datori di lavoro hanno dei contratti “privilegiati” se assumono stranieri. Molti corsi per badanti sono fatti solo per stranieri. Molti stranieri sono assunti in nero perché accettano qualunque stipendio.
Cosa succede?
Tanti italiani morti di fame non sono assunti dalle aziende perché costano troppo. Molti italiani stanno a casa perché la loro fabbrichetta ha ben deciso di trasferirsi all’estero pagando così un operaio cento volte meno di un italiano per poi rivendere in Italia a prezzi extra lusso.
Cosa succede?
L’italiano inizia a maturare astio per questo straniero che “gli frega il lavoro”.
Ma dico, a che gioco giochiamo? Vi sembra normale che chi ha soldi e fabbriche, chi fa le leggi, giochi con la vita delle persone? E’ mai possibile che sono liberi di lasciare col sedere scoperto centinaia di persone per trovarsi gli schiavi all’estero?
Oggi al telegiornale uno stilista ha detto che in Occidente la manodopera costa troppo ed è per questo che vanno all’estero. Io la metto su un altro piano, all’estero sono tenuti come schiavi e la manodopera costa stra-poco mentre in occidente gli stipendi sono appena sufficienti per vivere dignitosamente. Lasciano che i poveracci si facciano guerra tra di loro e se la ridono.
E noi staremo sempre a guardare?
* Ca Nesciuno è Fesso
quello che è giusto fare
post pubblicato in
Diario, il 2 ottobre 2006
Ieri sera ho visto Report. Per l’ennesima volta mi sono resa conto che la politica gioca sullo sfinimento dei lavoratori comuni ,quelli da treno alle 7,00 e “non si arriva a fine mese”. Riescono a farci accettare di tutto, anche le cose più disoneste e ladre.
Non sono ancora entrata nel grande giro del lavoro quotidiano che già faccio i conti con me stessa. Si inizia alle superiore ad avere una certa vaga coscienza politica. Manifestazioni, parole importanti tra cicca e caffè, tipico scenario da “quattro amici al bar” di Gino Paoli. Passano gli anni ed inizi ad accettare, per riuscire a vivere e non roderti il fegato; un mio professore di chimica all’università, gran figlio di puttana, diceva” dovete imparare a vivere!” ed io non tolleravo quel “dovete”, doversi adeguare alle regole silenti della società. Si impara ad essere diplomatici ed è forse da quel momento che inizia la decadenza, più la tua lingua si frena più diventi complice di qualcosa che hai sempre voluto evitare.
Col tempo dimentichi le passioni ed i sogni e capisci perché la tua laurea la chiamano “pezzo di carta”. Tutto per sfinimento, perché non puoi stare a carico dei tuoi, perché non sempre hai il sostegno che desideri, perché anche gli altri sono presi da sfinimento e ognuno si lecca le sue ferite.
Mandare tutti a quel paese? Una soluzione, ma in quale posto del mondo sarà diverso da qui?